venerdì, 02 maggio 2008
Quest’uomo riesce sempre a descrivere precisamente come mi sento e cosa provo. Poi non c’è da stupirsi che io lo adori follemente e che lo consideri l’Uomo Della Mia Vita….

Non rappresentato

Ho guardato le prime immagini del nuovo Parlamento, la cosiddetta Camera dei rappresentanti, e ho capito che non sono rappresentato.
Sono sfilati gli eletti della destra. E che quelli non mi rappresentassero lo sapevo già.
Il dramma sono stati i rappresentanti della parte che ho votato. Come direbbe uno di loro: che c'azzecco? Risposta: niente. Io non ce l'ho con i "professionisti della politica". Li vorrei, dei professionisti, invece di questi dilettanti. Gente che sa fare in politica quello che io e altri non saremmo capaci, tipo vincere un'elezione e governare. Vorrei qualcuno di cui pensare che è più abile e persino più decente di me. Quanto meno sia altrettanto onesto e leale. Minimo.
Non mi rappresenta la presunzione intellettuale, politica e alla fine anche umana di Veltroni (da solo, da solo dove vai?), del gruppo dirigente costruito a sua immagine e somiglianza, gente che scambia Roma per il proprio condominio al quartiere Trieste e l'Italia per quella che gli racconta il loro giornalista di fiducia senza mai muoversi da casa.
Non mi rappresenta Marianna Madia a 27 anni, non mi rappresenta Umberto Veronesi a 83, stavano meglio dove stavano, al centro studi e in ospedale. Al loro posto, quelli sì mi avrebbero rappresentato, uomini e donne tra i 35 e i 50 che da almeno 15 anni si occupano di amministrazione pubblica, assistenza sociale, funzione normativa. Non la crema della società civile, ma quello che sta sotto e la regge. Non mi importa che scrivano libri, quello lo so fare anch'io. Vorrei sapessero come far passare leggi migliori, che le avessero in testa, le leggi migliori.
Non mi rappresenta quella schiuma di ingrati che ha voltato le spalle all'unico che li ha fatti vincere (Prodi), sputato su un governo assurdo nella composizione ma assolutamente decente nelle scelte (che ci provino questi altri a risanare l'economia di un Paese residuale quando quella globale affonda, o almeno che combattano l'evasione fiscale, sì, ciao).
Non sono rappresentato da questo pensiero politicamente debole, che rinuncia alla sua bandiera per avvolgersi in una camicia, da questi teorici del poco (per quelli del nulla, massimo rispetto), da questi tardo borghesi che hanno comprato le analisi del presente da un pizzicagnolo orbo, un tanto al chilo e pesi pure la carta, che ce n'è tanta, scambiandole per lucide visioni.
Non sono rappresentato dai figli di qualcuno che c'era già stato, dai capicosca di clan intellettuali così minuscoli che non hanno più bisogno di salotti, bastano gli sgabuzzini a riunirli. Hanno fatto tacere le voci migliori che avevano in quel coro, barattato la virtù con l'opportunità e, quel che è peggio, non hanno capito, neanche adesso. Chiunque di loro leggesse queste righe per sbaglio penserebbe: questo è un isolato, non rappresenta nessuno. Guardatevi allo specchio: voi, chi state rappresentando? Voi, che cosa mi rappresentate?

(Gabriele Romagnoli – Navi in bottiglia)

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categoria:politica, stati di agitazione
giovedì, 01 maggio 2008
Mi piace riaverti nella mia vita. Ci sei rientrato in punta di piedi, dalla porta sul retro. Te l’ho aperta io, con una cautela che non mi appartiene. Ma credo sia comprensibile: troppo denso il passato, troppo faticoso il tentativo di non allontanarci, troppo stupido e pretestuoso il malinteso per cui ci siamo persi. Però è rimasto sempre un filo, sottile e invisibile ma tenace come quelli di nylon che si usano per pescare. Una cartolina dalle vacanze, un sms per ogni festa comandata: banalità forse, ma efficaci per lasciare socchiuso uno spiraglio. E poi una folata di vento, un paio di mail, tiro un po’ quella porticina, tu metti un piede dentro ed eccoci qui, parliamo di nuovo, nel modo filtrato dell’istant messaging, ma comunque parliamo. E mi piace raccontarti le cose, mi piace ascoltare quello che fai, mi piace che ancora ricordi cose di me e su quelle mi sfotti, mi piace che ancora ricordo cose di te e su quelle ti sfotto. E certo di tempo ne è passato, siamo cresciuti e cambiati, quel che c’era tra noi se n’è andato da un pezzo, ognuno ha preso la sua strada verso la felicità, ed è sorpresa scoprire come le cose belle e vere che legano due esseri umani restino, al di là di tempo e spazio e distanze.
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categoria:emozioni, tartalife
giovedì, 24 aprile 2008
Stuzzicata dal post della Pulce, ecco il tarta-identikit realizzato inserendo la prima immagine trovata su Google – Immagini:

La tua età



Un posto che vorresti visitare



Il tuo posto preferito



Il tuo oggetto preferito



Il tuo cibo preferito



Il tuo animale preferito



Il tuo colore preferito



Il posto in cui sei nata



Il posto dove vivi



Il nome di un animale domestico che hai avuto



Il tuo vero nome



Il nome della tua nonna materna



Il nome di tua nonna paterna



Una tua brutta abitudine



La tua vacanza preferita

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categoria:facciamo outing
sabato, 19 aprile 2008
(chattando in un ordinario venerdì pomeriggio dell'aprile 2008)

Tarta: ora ti dirò una cosa in assoluta controtendenza con il 99,99% della popolazione mondiale.
A: ohi
Tarta: secondo il mio personale gusto et opinione, "a te" di jovanotti è un tritello di banalità accozzate insieme. e ora lapidatemi pure
A: dio bono. io lo dico da tanto
Tarta: la trovo assolutamente insulsa e banale
A: ma anche bella... no, non è bella, dico anche quella canzone che faceva: bella...come lalllala... bella...pippirippipi... troiai
Tarta: ah sì, me la ricordo
A: tanti troiai del nostro guru qualunquista e multimediale
Tarta: concordo
A: a te è banalissima
Tarta: sì infatti
A: e ora ti lapideranno
Tarta: sì guarda dopo aver sentito dire che "a te" è meglio de "la cura" posso anche morire
A: ohi ohi...padre perdona loro perché non sanno quel che fanno
A: via, lo diciamo insieme con orgoglioso fantozziano che irruppe come una bestemmia tra il conformismo benpensante:
(contemporaneamente)
A: A Te è una cagata pazzesca
Tarta: "a te" è una cagata pazzescaaaaaaa
A: seguono 30 minuti di applausi
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categoria:musica maestro, tartalife
mercoledì, 16 aprile 2008


"Nei tempi bui cantiamo dei tempi bui,
poi verrà anche per noi il tempo delle rose
"


(Bertolt Brecht)
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categoria:politica, stati di agitazione
domenica, 13 aprile 2008
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione


(Giorgio Gaber – La libertà)
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categoria:politica, stati di agitazione
venerdì, 11 aprile 2008
VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui;
2) mandare a gioco@lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI: il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!
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categoria:random
domenica, 23 marzo 2008
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categoria:
sabato, 22 marzo 2008
I weekend in cui lavora. I weekend in cui c’è la partita casalinga e va allo stadio. I weekend in cui se non c’è la partita casalinga, allora va vista in tv da qualche parte con gli amici. I weekend in cui c’è un amico che torna a Siena e quindi bisogna fargli compagnia. I weekend in cui non si può proprio mancare perché è stata organizzata una cena. I weekend in cui tanto è brutto tempo e vuole stare a casa a riposarsi. I weekend in cui c’è sempre qualcosa di meglio da fare, e tu idiota che per il compleanno (correva il mese di gennaio) gli hai regalato un “buono” per un weekend enogastronomico in quel di Parma. E poi i venerdì sera in cui c’ha sempre da andare a bere qualcosa con un amico nell’unico posto dove tu non vuoi mettere piede (perché sono ladri e forzitalioti). E poi i sabati come questo, in cui dopo la partita allo stadio c’è da starsene in giro a farsi i fatti propri, e poi andare a fare l’aperitivo con un amico, e poi restare a cena al pub per guardare l’altra partita in tv, e menomale almeno la decenza di non essersi presentato con amico al seguito a monopolizzare divano e tv per guardarla a casa, la partita.
… Certo che il sabato prepasquale te lo immaginavi proprio diverso. Avresti avuto voglia di non passarlo tra queste quattro mura strette e soffocanti, in questa noiosa città che si ripete sempre uguale a se stessa. Ti piaceva l’idea di essere a casa dai tuoi, dove non torni praticamente da due mesi perché le ultime volte son venuti loro qui, ti piaceva l’idea di essere a casa dei suoceri per non dover fare la levataccia domattina e soprattutto per rivedere qualche amico che sono ormai secoli che non ci si incontra… Soprattutto, ti piaceva l’idea di non passarlo da sola perché non hai voglia né di uscire nè di vedere una partita di calcio.

And being alone
is the best way to be.
When I'm by myself it's
the best way to be.
When I'm all alone it's
the best way to be.
When I'm by myself
nobody else can say goodbye

(Edie Brickell - Circle of friends)
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categoria:stati di agitazione, tartalife
venerdì, 21 marzo 2008
Il 21 marzo è la giornata internazionale della poesia. Raccolgo la catena soft dalla Fiammy e mentre fuori piove come dio la manda e fa un freddo che nemmeno a gennaio, io mi bevo una tazza di tisana bollente ascoltando Amy Winehouse e vi posto le poesie che rientrano nella mia personale “top five”.

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca
.
(Vincenzo Cardarelli)

*****

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

(Eugenio Montale)

*****

“Io te vurria vasà”, sospira la canzone
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,
io te vurria abbastà,
come la gola al canto come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare,
io te vurria abbastà.

“Io te vurria vasà”, insiste la canzone
ma per un po' di meno di questo io ti vorrei mancare
io te vurria mancà,
più del fiato in salita
più di neve a Natale
di benda su ferita
più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei mancare
io te vurria mancà.

(Erri De Luca)

*****

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole - cammini
in attesa. L'amore
è il tuo sangue - non altro.

(Cesare Pavese)

*****

Tenevo un gioiello tra le dita –
e mi addormentai –
Il giorno era tiepido, i venti monotoni –
Mi dissi: “Durerà” –

Mi svegliai e sgridai le mie dita innocenti,
la gemma era sparita –
E adesso, un ricordo di ametista
è tutto ciò che mi resta.

(Emily Dickinson)
postato da: latartaruga alle ore 22:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:fiammiferi